studio 

via Italia 3 Mezzago (MB)

tel 3471333766

e.mail :oliva.af@libero.it

FacebookInstagram

Andrea Oliva

critica


Si può e si deve parlare dell’operare di Andrea Oliva come di un lavoro instancabile, di un irrefrenabile e sofferto desiderio di congiunzione con l’idea di modernità così come viene declinata nella sua forma più prometeica e spaziale: la scultura. (…) Andrea Oliva si muove in un affannoso ricercare un passaggio, una soluzione più vicina a quegli aspetti tensionali dell’operare estetico contemporaneo fra tradizione e attualità, monumentalità e leggerezza, passione e desiderio, ambizione e virtù in un’atomizzazione di significati, una frammentazione primigenia mai doma e sempre perplessa davanti all’attualità (…).

La scultura nella sua componente più viscerale è forse resistenza o forse perdita o ancora memoria di una modernità che ancora privilegia la forma ed il suo rapporto con il contenuto? O forse ora essa svolazza dalle sue ceneri? A queste domande Andrea sembra rispondere con la forza delle sue convinzioni ingaggiando una vera battaglia con il presente in un fare che è sempre di più inizio e lotta, scardinamento e ricomposizione, forma ed antiforma.

In fondo la linea di attraversamento che è a capo del lavoro di Andrea è proprio un’arte dell’ardimento, una lotta tra corpo ed opera, carne e materia.

 

(Francesco Correggia, Accademia di Brera, Milano 2010)

 

Il lavoro, più che ventennale, di Andrea Oliva ha ovviamente attraversato stagioni, ricerche ed esiti diversi. Ma due aspetti mi sembra permangano: un attento uso dei materiali sotteso alle specifiche realizzazioni e un’espressione di “forza”, a volte dilatata dal movimento nello spazio, altre come compressa in sculture più compatte.

Due atteggiamenti rintracciabili nello stesso Andrea, proiettato sia a comprendere ed abbracciare il mondo esterno, con i suoi dolori (soprattutto) e i suoi amori, sia ad interrogarsi sull’origine interiore di forme, immagini, linguaggio artistico.

 

(Veniero Vigna, Fondazione Manfredi, Milano 2012)

 

 

Le sculture di Andrea Oliva…

 

…richiamano immagini di guerrieri assorti nella loro atemporalità, figure plastiche dove la sintesi formale si evidenzia in un modello dinamico che richiama la memoria di maestri quali Boccioni e Archipenko. Nulla è casuale nelle sculture di Oliva; il volume espresso dalle forme è frutto di una costruzione logica della figura ricavata da una serie di linee dinamiche trattenute da una forza che possiamo definire interiore: la consapevolezza dell’essere in un luogo e in uno spazio eterni.

 

(Giancarlo Chielli, Accademia di Catanzaro, Noci  2007)

 

Le sculture di andrea oliva esprimono l’essenza del conflitto, sono dinamiche e volitive come insegna l’esperienza boccioniana e si articolano tra nodi espressivi carichi di tensione emotiva e linee arrotondate che distendono e scaricano l’energia raccolta.

 (…) Oliva segue dei canoni estetici che tendono a sublimare l’argomento, elevandolo ad “arte” e mettendone in risalto i valori di dignità e lealtà che maggiormente lo contraddistinguono.

 

(Cristina Guerra, in “Focus on Artisti… a 3D”, Milano 2007)

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda le ultime sculture costruite con pezzi di motori, catene, manubri..., troppo facile assimilarle alle “macchine inutili” di memoria surrealista. Sono certo non utilizzabili come macchine, ma restano senza dubbio sculture a pieno titolo nelle quali, una volta di più, si rileva quella forza cui si è fatto cenno all’inizio, con l’aggiunta di sensazioni tattili e odorose date dalla morchia spalmata sulle superfici, che ne determina anche il colore quasi nero e fa aumentare il senso di potenza.

 

(Veniero Vigna, Fondazione Manfredi, Milano 2012)

 

Nel corso dei millenni c’è stata senza dubbio una netta predominanza dell’anima sulla materia.

Solo gli artisti, direi in modo particolare gli scultori, hanno utilizzato i diversi materiali concreti come essenziali alle loro realizzazioni lavorando proprio sulla loro particolare fisicità.

E’ il caso di Andrea Oliva: nelle sue sculture la materia e la forma sono inscindibili.

Così il ferro evidenzia il “peso” di questo materiale, ma anche la sua lucentezza, il marmo la sua levigatezza e luminosità, il legno le sue venature e le diverse colorazioni, la creta la sua ferrosità.terracotta il suo calore

Le sue immagini (l’anima) aderiscono totalmente alla materia utilizzata, non esisterebbero al di fuori o al di là di questa.

Le sue opere non sono quindi una “sintesi” ma una “fusione”.

 

(Veniero Vigna, Fondazione Manfredi, Milano 2016)